Città di cani

Città di cani

Ho superato l’anno di domicilio in questa città di pianura, non troppo lontana dalle mie origini ma molto diversa dal cubo e, girando a spirale, la via, il quartiere, il paese e il clima che ho frequentato tempo fa.
Non posso dire che sia un posto di divertimento sfrenato. La gentilezza spesso nasconde diffidenza, sospetto, noia e molta indifferenza.
Ma, diciamocelo con franchezza, è meglio un indifferente gentile in ogni caso.

I cani trascinano i padroni dappertutto, a qualsiasi ora e in qualsiasi zona ci si trovi. Qua secondo me hanno fatto un’ordinanza, un qualche cosa di categorico: o vai in giro col cane oppure paghi una tassa. O una multa.

Fattosta che qua le donne sono diverse e anche le porzioni nei supermercati. Anche le abitudini e gli orari. Anche le tradizioni, tutte differenti. Diversissime cose in questa città un po’ merdafredda, senza offesa.

Ai cambiamenti mi adatto velocemente. Non è difficile assimilare le nuove usanze, anche perché non ne adotto quasi nessuna. Poi, forse, quello che vedo è filtrato da molti fattori. Per esempio che parto da una situazione di benessere. Sono alla mia ennesima giravolta di calzino o, più semplicemente, cambio di vita.

Mi sono portata via parecchio dal cubo. Cose che avevo trasportato dalla piccionaia e ancor prima dalla gemella; cose che erano forse nate nella villetta a schiera o addirittura dalla casa dei miei genitori. Molto ho eliminato e molto ancora dovrò decidermi a buttare. Per ora la rumenta si sta degradando insieme al cubo, dove ci sono trasformazioni in atto.
Non lo amo più.
Non è il cubo che ho creato io. Si, lo so, era tutta un’invenzione, una storia che mi sono raccontata a lungo. Ma adesso non riesco a darla a bere nemmeno a me stessa. Il cubo è di proprietari aridi e avidi e i suoi abitanti sembrano destinati a soffrirne. Gli abitanti del cubo arrivano da storie difficili e pensano di trovare pace, lì dentro. Si illudono.

Se ripenso al cubo ritorno al clima duro, alla tensione che si avvertiva, alla fatica di ridere. Capisco che le cose cambiano se cambia il punto di vista. Ho conosciuto la vita serena in ritardo, ma l’ho conosciuta. Ora capisco che quella che credevo normalità era follia.

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2 pensieri su “Città di cani

  1. direi meglio tardi che mai, non suonasse banale.
    la vita serena ci aspetta. il problema è la lotta per conquistarla e poi mantenerla, che ci rende faticosa la vita serena stessa, prima o poi.

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